Ho finito poco fa di far visionare insieme alle allieve di un Ente di formazione professionaleInside out” il nuovo film della Pixar e ne siamo rimasti deliziati. In questi settimane, come avrete notato, le recensioni positive sul film fioccano su tutte le testate. E, se avete letto anche solo uno di quegli articoli, sarete già a conoscenza della trama. Nel caso invece ancora non sappiate nulla sul film, vi invito vivamente a vederlo.

Inside out: un film per tutti

“Inside out” è un film d’animazione per adulti e bambini, capace di parlare a persone di tutte le età e culture circa la relazione con le nostre emozioni e come queste ultime possano guidare le nostre azioni nella quotidianità.
Il film si presta a diverse letture e a vari livelli di comprensione. Il lavoro fatto dagli sceneggiatori è notevole. Sono riusciti, anche grazie all’aiuto di due sapienti docenti di psicologia, a realizzare qualcosa che fino ad ora non era riuscito a nessuno. Hanno fornito una rappresentazione abbastanza vicina alla realtà di quello che accade all’interno della nostra psiche nel normale svolgersi della vita di tutti i giorni.
Si potrebbero muovere un mare di obiezioni ed aprire un interessante confronto dialettico sul fatto che sia giusto considerare solo 5 emozioni oppure se sia corretta la rappresentazione della memoria in quei termini, ma tenendo conto della difficoltà nel rappresentare il complesso mondo psichico di noi esseri umani, tutto sommato credo ci si possa ritenere soddisfatti.

Dove è l’IO? Chi regola le emozioni?

Quello che è sembrato lampante ai miei occhi di semplice osservatore (oltre che formatore), è che in tutto questo altalenarsi di conduttori sul ponte di comando, era come osservare una barca alla deriva, senza timoniere, spinta qua e là dai venti di Rabbia, Paura,Tristezza, etc. Cos’è che manca e che esiste dentro di noi a prescindere dalle emozioni, dai pensieri, dalle sensazioni e dalle paure del momento? Il nostro centro di autocoscienza. L’autocoscienza implica che noi si agisca da osservatori di ciò che accade all’interno della nostra psiche o all’esterno di noi. L’IO in questo senso non possiede una dinamica di per sé, ma è piuttosto un osservatore che guarda il flusso (pensieri, emozioni, ecc…), il corso degli avvenimenti. Allo stesso tempo l’IO, attraverso la Volontà, la sua funzione dinamica, è anche colui che coordina e rende operanti tutte le altre funzioni (pensiero, emozione, sensazione, etc.) e interviene attivamente per orchestrarle e dirigerle, senza esserne sopraffatto.

Gioia, nel film, è come se fosse un IO “ausiliario”, perché è quella che in qualche modo viene riconosciuta leader, e senza di lei gli altri personaggi si sentono perduti, non sanno cosa fare e come gestire la consolle della sala comandi. Infatti ad un certo punto si dicono: “Ma come fa Gioia a fare questo? Facciamo come se fossimo Gioia”, mentre al timone in quel momento c’era Disgusto.
Possiamo dire che ognuno di noi ha un’ identificazione emozionale prevalente, è bellissimo notarle nel film. L’emozione dominante della personalità del papà di Riley per esempio è la rabbia, mentre quella della mamma è la tristezza e la chicca ci arriva alla fine del film tra i titoli di coda dove vengono mostrati dei piccoli camei introspettivi delle varie comparse del film, sorprendente.

L’invito che colgo in questa pellicola emozionante è proprio quello di abbracciare e vivere ogni emozione, accogliendo quello che c’è, bello o brutto che sia, solamente così possiamo aprirci alla vera comprensione della nostra esistenza.

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