Scrivevo qualche giorno fa in questo articolo, di quale sia l’età in cui ci si sente più consapevoli e di conseguenza capaci di capire cosa succede intorno a noi.petaloso

In questi giorni, circola in continuazione il termine “petaloso“, inventato, ma non è certo, da un bimbo di una scuola elementare.

Questa parola è oramai stata associata a qualsiasi cosa, in qualsiasi ambito e sinceramente, al di fuori del termine che lo trovo alquanto “coccoloso“, il mio pensiero va al bimbo che l’ha pronunciata… a cosa stava pensando in quel momento? È consapevole che ha avuto modo di contribuire all’arricchimento della lingua italiana? È consapevole del “movimento” che si è creato attorno a lui (tramite i media, i social, ecc..) ??

Ma soprattutto, i suoi genitori sono consapevoli che non hanno un figlio prodigio, ma un bambino comune che ha trasformato in parola un’idea?

Dico questo perché la mia paura è che i veri “non consapevoli” possano essere appunto i genitori, non vorrei che nel turbine di quanto accaduto, rischino di cadere nella popolarità e di spingere il figlio in direzioni che magari non sono proprio del tutto naturali.
Il secondo argomento riguarda, un po’ più da lontano, il termine consapevolezza.

Ci spostiamo a Gaza, dove di consapevolezza probabilmente c’è n’è fin troppa per ciò che sta accadendo.
Mi ha molto colpito la foto (di questo articolo) che ho visto sul post dell’amica Berta Pinna su Faccialibro, di un papà che in mezzo alla distruzione della guerra, non ha esitato a riempire la vasca da bagno per far giocare i propri figli.

Per me questa foto, raccoglie tutta l’essenza della consapevolezza!

Pensate con la testa dei quei bambini, loro sanno che sono in un territorio difficile, dove ogni minuto che passa ti ritrovi in bilico tra la vita e la morte, ma nonostante tutto il loro papà non ha smesso di far vivere loro con gioia e naturalezza quegli istanti.

Come credete che rimarrà impresso quel ricordo nella loro mente?

Credo che un giorno, potranno ricordare quel momento con un pensiero del tipo:

Nonostante nella vita ci possano capitare le cose peggiori, c’è sempre un modo per renderle positive“.

Voglio aggiungere una frase bellissima che l’amica Valentina Salvioni su Facebook mi ha scritto ieri mentre rifletteva sull’articolo precedente:

“E quindi è così che si fa diventare il mondo un posto migliore… comunicando e trasformando le parole in gesti”.

Direi che non c’è frase più azzeccata di questa …
Emad S NassarP.s.: la foto di questo articolo, è ripresa dal profilo Instagram di Emad S Nassar (deduco che sia un fotografo amatoriale a cui non manca mai il sorriso)…. bravo Fratello 😉